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Shin Ki Tai
8° Stage estivo di Karate-do dal 20 al 22 Giugno 2008
Piedimonte, Palazzuolo sul Senio (FI)

La giusta via da percorrere
è in ognuno di noi.
Quando il M. Luca Torreggiani ci ha comunicato che per lo stage saremmo tornati a Piedimonte, abbiamo accolto la notizia con molto entusiasmo, non perché il luogo dove praticare sia fondamentale, ma qui, con due ore di macchina, si lascia davvero tutto fuori. È difficile trasmettere le sensazioni che suscita il trovarsi a vivere come in un piccolo villaggio medievale, dove solamente pochi dettagli lasciano intendere di trovarsi in epoca attuale, immersi in un contesto senza tempo, in un silenzio naturale fatto di suoni e privo di rumori.
A differenza degli anni passati il numero dei partecipanti si è leggermente ridotto, questo comunque non ha tolto spessore all’evento, che si è comunque rivelato molto pieno e ricco in ogni pratica.
Come consuetudine, appena arrivati, il tempo di sistemarci ed entriamo nel dojo che ci vedrà per tre giorni praticare, quello, che a dispetto delle differenze fisiche e caratteriali di ognuno di noi, tanto ci accomuna; qui il Maestro ha dato il benvenuto di inizio stage.
Le varie lezioni si susseguono tra pratica e teoria, con la cadenza necessaria a far si che quando il corpo necessita di una pausa è la mente che con il giusto tono lo sostiene e prima che la mente cali di attenzione è lì che torniamo ad intervenire con il supporto di una attività pratica. Il Maestro ha la capacità di riuscire a farci mantenere la pratica ad un livello tale, da non riuscire mai a considerare la fatica come un ostacolo, ma semmai sempre come stimolo a proseguire.
Il programma di questo stage, a differenza di quelli degli anni scorsi dove erano state programmate anche lezioni interdisciplinari, è stato completamente strutturato intorno al karate, non vi è stata lezione pratica e teorica che non avesse correlazione con esso.
Le mattine iniziano con una serie di esercizi di yoga, coordinati da Davide, che con la sua naturale serenità, riesce ad infondere da subito una componente positiva alle giornate. A seguire, il momento della colazione, dove cerchiamo di accumulare tutta la carica energetica necessaria per affrontare la prima parte della giornata.
Da qui un susseguirsi di allenamenti di vario tipo, diversi dai soliti proposti durante l’anno in palestra e complementari fra loro quasi a voler descrivere un quadro complessivo che si arriva a comprendere integralmente solo a fine stage: un lezione basata sui fondamentali, per arrivare ad avere più consapevolezza sull’uso del proprio corpo e quindi della tecnica; uno studio ad applicazioni più complesse; una lezione basata sulla difesa personale sia a mano nuda che su attacco di bastone; una lezione di kata estremamente intensa ma altrettanto appagante; fino ad arrivare ad un allenamento notturno, nella quasi totale oscurità.
Tutto questo intervallato da lezioni pratiche di origami, letture di antichi maestri, una lezione sul significato degli ideogrammi giapponesi seguita da una prova pratica di scrittura con pennello e china.
Sebbene siano stati giorni d’intensa pratica, altrettanto lo sono stati di serena convivenza, il tutto basato sullo spirito collaborativo, dai momenti d’insieme a tavola, a quelli passati semplicemente a commentare questa, piuttosto che l’altra pratica, sempre sostenuti dalla presenza della persona che ha voluto e saputo calarci in questa dimensione, non solamente da Maestro, ma soprattutto da colui che riesce a cogliere le sfumature dei singoli e ne fa un gruppo.
Molto interessante la lezione sul bushido, in chiusura di stage, che ha dato modo a tutti di poter riflettere e, per chi ha voluto, anche di esprimere un pensiero sul proprio percorso di via.
Tutto questo ha dato spazio a momenti di conversazione sulle singole esperienze di percorso, evidenziando tanto per cominciare le differenti situazioni del come e del perché uno rispetto ad un’altro ha iniziato a praticare karate, al come e quanto influenzi l’aver avuto un maestro rispetto ad un altro. Sebbene non si riesca a trovare un punto d’incontro sulle varie motivazioni che spingono a praticarlo, questo non fa altro che dare risalto al fatto che, il karate lo si pratica per se stessi: quindi il confronto uno lo deve fare solo e solamente con se stesso, con il proprio crescere.
la propria via la si può conoscere,
ma è fondamentale avere chi te la fa percorrere.
OSS
Andrea Gozzi





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